Si tratta di una delle bevande più diffuse al mondo, è stato stimato che solo in Italia il suo consumo sia di circa 6 kg a persona il tutto il 2016, sebbene il Belpaese sia in realtà soltanto al tredicesimo posto, dopo una rosa di paesi come: Finlandia, Norvegia, Islanda, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera, Belgio, Lussemburgo, Canada, Bosnia Erzegovina e Austria. Molte persone bevono più di una tazzina al giorno per esigenza, per abitudine, per associarvi un altro “vizio” come quello dell’immancabile sigaretta subito dopo.

Nei rari cari in cui i ritmi di vita frenetica e i tanti impegni lavorativi o familiari lasciano un attimo di tregua, ci si riesce a godere questa pausa e a viverla esattamente per quello che è, un piacere unico ed intenso, un’esperienza avvolgente, una vera e propria piccola magia quotidiana, ma come si prepara un buon caffè ? E che sensazioni lascia subito dopo?

La preparazione di un caffè, per essere perfetta, deve seguire dei semplici ma immancabili passaggi, che lascino gustare solamente la parte più nobile del caffè:

  • la base va riempita con acqua fredda fino al filtro

  • mai pressare la polvere di caffè

  • tenere il fuoco sempre basso

  • togliere la moka dal fuoco appena il caffè è salito

  • girare prima di servire

Le sensazioni che lascia un buon caffè sono difficili da descrivere, perché comprensibilmente variano da persona a persona, in base al palato, al carattere, ed ai ricordi che si associano al quel particolare e inconfondibile sapore. Tutto inizia nella testa, anticipando quello che da lì a poco sta per accadere, il ripetersi di un rituale, un momento tanto atteso e meritato dopo una mattinata di lavoro o di studio inteso, o magari la prima tazzina della giornata, quella presa con calma, per svegliarsi, per rimettersi in pista e cominciare con il piede giusto. Di esperienza dei sensi si tratta perché prima ancora della bocca sono gli occhi a dare il benvenuto all’oro nero bollente, poi l’olfatto, con l’aroma che sale e attiva le emozioni, fino alle labbra e poi al palato, dove la sinfonia si conclude nel crescendo, e termina con l’ultimo sorso. Sembra tutto finito ma resta il sapore, per qualche minuto o di più, a raccontare che anche una tazzina vuota è sempre mezza piena, e se questa non è poesia, cos’altro lo è?